Miki Carone

Atelier Blu, Studio d'Arte Contemporanea

i testi

Michele Carone, 2008

Mio padre è stato il '68, mia madre la Pop Art

Come tutti i bambini anche gli artisti appena nascono e per i primi anni di vita hanno bisogno di un padre e una madre dai quali imparare a dire le prime parole e a muovere i primi passi. Poi, per diventare adulti, devono andarsene di casa o uccidere i propri genitori altrimenti, se rimangono a vivere in famiglia, non cresceranno mai, e rimarranno sempre piccoli, continueranno ad assomigliare troppo ai genitori sia nei pregi che nei difetti.

Mio padre è stato il '68, mia madre la Pop Art.

I miei genitori mi piacevano e ancora oggi mi piacciono (di tanto in tanto tuttora torno a trovarli). Non erano due tipi all'antica, anzi erano molto moderni, ho grande stima e affetto per loro, ma ad un certo punto, dopo l'adolescenza, la casa dei miei genitori cominciò a sembrarmi troppo piccola per viverci, allora me ne andai via di casa è cominciai a viaggiare per il mondo per conoscere nuovi posti, nuove lingue, nuovi amici. Allora viaggiavo in autostop e dormivo in sacco a pelo, ora viaggio in aereo e dormo al Grand Hotel, ma da allora non mi sono mai fermato, ho continuato sempre a viaggiare, curioso come una scimmia, per vedere ed imparare sempre cose nuove. Non ho mai voluto comprare casa, mi fa paura stare fermo per troppo tempo nello stesso posto, mi annoio a guardare sempre lo stesso panorama, a fare sempre le stesse cose. Preferisco prendere in affitto delle case belle in posti che mi piacciono, per un po' di tempo, così poi mi sento libero di potermene andare quando voglio. Il fatto di non essere stanziale, questo mio nomadismo, mi ha sempre creato dei problemi, per esempio, il postino non sa mai dove recapitarmi la posta perchè cambio spesso indirizzo. I parenti e gli amici, i collezionisti e i galleristi, non sanno mai dove sono, vengono a cercarmi in un posto e non mi trovano più lì perchè io ho già cambiato casa e sono da un'altra parte.

Questo, dicono loro, mi rende inaffidabile, incostante, non do loro il senso di sicurezza.... E' vero,... lo so, ma non ci posso fare niente, sono fatto così, anzi, a me piace così,... anche se questa libertà di cambiare luoghi e linguaggi non me l'hanno mai perdonata e l'ho pagata cara,... ma lo sapevo già da prima qual era il prezzo da pagare e, dunque,... non mi lamento,... (detesto i lagnosi e i noiosi che si piangono addosso sul destino cinico e baro), a me va bene così come è andata,... mi ritengo una persona fortunata, in vita mia ho fatto sempre quello che volevo, ed è già tanto! Non ho mai voluto fare l'artigiano, non amo l'artigianato, neanche quando è confezionato ad altissimo livello.

Prima di annoiare gli spettatori con un lavoro ripetitivo, annoio me stesso e così sento il bisogno di migrare, di cambiare e sperimentare nuove tecniche, nuovi linguaggi, ma,... infondo,... a guardar bene, oltre le tecniche e i linguaggi diversi, l'idea è sempre la stessa:.... giocare... è l'unica cosa seria che so fare!

Io sono solo un piccolo granello di sabbia nella grande spiaggia dell'arte. Ma che fortuna essere un granello di sabbia: posso starmene qui al sole a contemplare l'immensità del cielo e del mare e riempirmi gli occhi e giocare con tutte queste fantastiche sfumature di colore che vanno dal rosa al magenta, dal viola al verde smeraldo e, soprattutto, dall' azzurro al  blu..

Testo di introduzione al libro-catalogo "Carone: Opere dal 1973 al 2008"