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AMERIGO RESTUCCI . UNO SGUARDO OLTRE IL MARE . 1993

Amerigo Restucci



Tra Oriente e Occidente: uno sguardo oltre il mare

Ravenna e Bisanzio: due luoghi o due astrazioni tra loro diverse, tenute insieme da un’ambigua “e” disgiuntiva.
In prima istanza, il lavoro creativo di questa mostra, e del suo catalogo, contiene qualcosa di singolare, che prende via via corpo dopo le necessarie e successive messe a fuoco.
Quali luoghi, infatti? Quelli ufficiali, del “mito” e delle apologie, soddisfatti della forza delle proprie rappresentazioni, o quelli agitati da conflitti sempre più intimi e oggi percorsi da inquietudini che attraversano ceti e gruppi diversi?
Ma ancora: si tratta di ritrovarsi nei luoghi, tra Ravenna e Bisanzio, che conservano ancora come preziose eredità istituzioni e riflessi del basso medioevo, o di altri luoghi partecipi di nuovi percorsi culturali in costruzione?
Una ricerca compresa tra queste due città, forse, contiene tranquillamente le antitesi: il lavoro di Carone è, oggi, tutto questo e ancora qualcos’altro.
E allora, come conciliare la storia alta delle città dell’Adriatico e dell’Oriente con quella dei materiali di un’artista, con i colori - o forse con il “suo” colore, l’azzurro - delle sue opere, e tenere insieme le onde lunghe delle storie con i tempi brevi delle innovazioni?
Ve n’è abbastanza per riflettere sul lungo medioevo impaginato sul Mediterraneo e dedicarci al particolare: quel che si cela tra Ravenna e Bisanzio, in definitiva, è solo nel titolo dato a questi lavori.
In altre parole: degli immensi coacervi di fenomeni schiacciati dalle parole Ravenna e Bisanzio si potrebbe tentare di individuare labili linee di confine, limiti, e dunque questa mostra: essa può essere vista come luogo nel quale la creazione come antitesi non ha spazio, la dialettica non ha corso, e ancora la tradizione, come l’uso del mosaico, e l’innovazione, la continuità e il rinnovamento, lo sviluppo e il ricordo non sono in contraddizione.
Gran parte di questa mostra indica il modo in cui un’artista cerca di resistere dentro la sua ricerca: di tale resistenza le opere odierne di Carone diventano simbolo, proprio quando in esse la continuità, l’uso dell’azzurro, la suggestione verso panorami lontani, le pietre e gli oggetti trovati nel viaggiare, comincia ad essere stuzzicata e quasi tradita dall’ansia di voler andare “oltre”.
Analogamente: le opere che guardiamo, oggi, possono essere considerate come un momento della moderna storia delle arti figurative.
A tale “momento”, il viaggio, i materiali, l’azzurro, le nuove tecniche, persino gli oggetti della nostalgia, danno un contributo fondamentale.
Ed ecco profilarsi di nuovo un rapporto difficile quanto stimolante con il mare, quello dei viaggi tra Oriente e Occidente: le opere di questa mostra danno la rappresentazione di una ricerca in cui è implicita la configurazione di un percorso, del percorso su cui Carone cammina e “naviga” con l’ansia di un’artista che rende visibili fratture e inquietudini, accordando le anticipazioni alle resistenze dei ricordi.
Inevitabile, dunque, riconoscere la collocazione del luogo delle creazioni di Miki: l’Abbazia di S. Vito con la visione che da essa si ha del mare.
Si tratta di riconoscere un luogo in cui decisioni politiche, inquietudini religiose, arti, res aedificatoria, si allacciano indissolubilmente: specie a Polignano, dove le storie rigidamente disciplinari finiscono per mostrare la loro povertà.
Ma una storia di intrecci, questo suggeriscono i lavori di Carone, richiede di porre il problema delle verifiche a cavallo di più discipline. Per questo i presenti lavori non soddisfano le esigenze di completezza del loro autore.
La narrazione si coagula intorno a costellazioni di eventi scelti in base agli interrogativi della ricerca e lascia inviti per verifiche ulteriori.
Per questo ancora la narrazione di Carone va resa plurale, e soprattutto va confrontata con la sua diretta rivale: la storia delle idee e dei conflitti.
Si tratta di una narrazione scissa da “terre ferme”, soprattutto qui sulla costa barese di Polignano dove lo sguardo va verso il luogo primo della nostalgia, della ricerca, del viaggio: l’Oriente, con i suoi colori, le sue suggestioni e la sua storica spinta ad andare oltre lo sguardo.
Amerigo Restucci







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